Land Rover Discovery

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La storia del Land Rover Discovery

Land Rover

La storia della Discovery inizia nell’autunno 1989 quando la Land Rover, che da molti anni non produceva nuovi modelli e si concentrava solo sul restyling di quelli esistenti (Range Rover e Defender), lancia sul mercato questa automobile fuoristrada in modo da colmare il divario di capacità di utilizzo e, soprattutto, di prezzo, presente tra gli unici due modelli fino a quel momento in produzione, con l’intento di creare un mezzo fuoristrada da famiglia capace di contrastare il successo dei 4×4 di produzione orientale come il Mitsubishi Pajero e la Toyota Land Cruiser

Già dalla prima versione, la Discovery si impone sul mercato per soluzioni tecnologiche top sia in ambito fuoristradistico, forte della tradizione Land Rover in materia di trazione integrale permanente, sia in ambito automobilistico, rendendo la guida del modello molto più gradevole rispetto a quella del Defender e più simile a quella del Range Rover. La prima serie venne offerta inizialmente nella sola versione 3 porte, cui seguì il modello 5 porte a cinque o sette posti con gli ultimi due previsti su panchette ripiegabili nel bagagliaio, non rivolte nel senso di marcia.

Calabria

Nove anni più tardi, nel 1998, debutta la Serie II. Non un semplice restyling ma una vettura completamente nuova: lo stile resta quello del vecchio modello ma viene aggiornato, il passo viene allungato, le dimensioni aumentano per offrire sette posti tutti in direzione di marcia.

Tra le innovazioni introdotte spiccano il sistema ACE – Active Cornering Enhancement che permetteva al fuoristrada di azzerare il rollio in curva servendosi di attuatori elettronici sulle barre antirollio definite “attive”, il 4-Wheels Electronic Traction Control (controllo elettronico di trazione su tutte e quattro le ruote) e l’Hill Descent Control (controllo della velocità in discesa), già adottati su Land Rover Freelander e qui uniti alla possibilità di utilizzare marce ridotte.

Spicca la mancanza del blocco manuale per il differenziale centrale presente sul vecchio modello ma ritenuto superfluo dai progettisti per via dell’introduzione del controllo elettronico di trazione, scelta criticata da molti acquirenti nonché tradizionali clienti Land Rover.

Sulla falsariga dell’introduzione di sospensioni pneumatiche a variazione elettronica di serie sul Range Rover sin dal 1994, anche per Discovery venne data possibilità di optare per un sistema simile, previsto per le sole sospensioni posteriori e chiamato SLS – Self Leveling Rear Suspension, che prevedeva molle ad aria autolivellanti e rialzabili su comando del guidatore in caso di utilizzo in fuoristrada, per migliorare l’angolo di uscita, o per facilitare l’azione di aggancio di un rimorchio.

Nel 2002 la Discovery Serie II venne sottoposta ad un lieve ma significativo restyling in cui furono livellati i lineamenti dei fari posteriori e completamente ridisegnati quelli anteriori, inclusi i fendinebbia. Il restyling inoltre sottopose la vettura ad ulteriori piccole modifiche prettamente estetiche e di basso rilievo rispetto alla precedente versione.

Gli interni

Discovery3

Discovery3

Il 2004 vede il lancio della Discovery 3: rivoluzionarie soluzioni tecniche adottate con l’aggiunta, sui modelli top di gamma, delle sospensioni pneumatiche regolabili in altezza su tutte e quattro le ruote e -anteprima mondiale per Land Rover- del sistema Terrain Response (un selettore rotante che consente di selezionare il terreno da percorrere delegando all’elettronica di bordo il settaggio del miglior rapporto di trasmissione, altezza delle sospensioni e bloccaggio dei differenziali).

Nel 2006 è stata sottoposta al crash test dell’EuroNCAP, raggiungendo il punteggio di 4 stelle nel comparto della sicurezza automobilistica . Nel Discovery 3 viene utilizzato l’Integrated Body Frame, una soluzione telaistica che si pone tra il classico sistema a “longheroni e traverse” del telaio più scocca e il sistema a “scocca portante” utilizzato per esempio nei Suv: nel caso di Discovery 3, la scocca incorpora parte degli elementi rigidi del telaio stesso, con una rigidità strutturale enorme, ma con lo svantaggio di un peso consistente per l’intero veicolo.

I motori disponibili, un diesel V6 da 2.7 litri (190CV) e un V8 Benzina da 4.4 litri (299CV), sono di derivazione Jaguar, opportunamente rivisti per l’utilizzo in fuoristrada.

Il bruciatore a combustibile tipo “Webasto”, per il riscaldamento del circuito refrigerante in caso di basse temperature esterne, è di serie.

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